Noto, la Cattedrale                    Facciata del Santuario del Santo posto extra muros

  Padre Gabriele Andreozzi TOR S. Francesco

Religioso francescano del Terzo Ordine Regolare, Sacerdote, Magister Ordinis. Mogliano Marche 14 otobre 1917 - + Assisi 5 ottobre 2006 - Promotore del culto a San Corrado Confalonieri, i devoti lo ricordano con immenso affetto, grande storico e studioso, anche nel piccolo borgo di Calendasco è ricordato con affetto: qui egli aiutò la rinascita della devozione al Patrono.

  

LA BOLLA DI URBANO VIII “DOMINI NOSTRI JESU CHRISTI” DEL 12 SETTEMBRE 1625

 TESTI STORICI di p. Gabriele Andreozzi TOR (1917-2006+)

Il 12 settembre 1625, Urbano VIII emanava la Bolla "Domini Nostri Jesu Christi", con la duale veniva accolta la supplica del Ministro Generale dei frati minori cappuccini, di poter celebrare con rito semidoppio la festa di San Corrado, "Tertii Ordinis eiusdem S. Francisci dum vixit professorem".

Ministro Generale dei frati minori cappuccini era allora fra Giovanni Maria da Noto e prima di lui era stato un altro netino, fra Clemente da Noto? Non e difficile vedere in questa richiesta l’affiorare della tradizione secolare della cittadinanza di Noto sull’appartenenza di San Corrado al Terzo Ordine francescano.

Il motivo addotto dai richiedenti, come desumiamo dalla bolla era che essi desideravano immensamente di poter recitare I’ufficio di San Corrado, per accendere sempre più la devozione verso questo santo, professo, in vita, del terzo ordine dello stesso padre San Francesco. La risposta del papa non si fece attendere e superò I limiti della stessa richiesta. Come leggiamo nella bolla, egli ritenne lodevole tale desiderio e, dopo aver sottoposto la domanda al Consiglio dei Cardinali preposto ai sacri riti, concesse non solo ai frati minori cappuccini, ma a tutti e singoli i religiosi della famiglia francescana dovunque esistenti di poter celebrare in perpetuo la festa di San Corrado, con rito semidoppio.

I terziari regolari, avendo con San Corrado una parentela più stretta, presero a celebrare la sua festa con un rito superiore, il doppio maggiore, e a dipingere la sua immagine nelle loro chiese, con un abito cenerino ed il cappuccio "utrinque anguIare", come si puo vedere nella basilica romana dei santi Cosma e Damiano, sede principale de|l’ordine.

Con questa bolla, veniva definitivamente consacrata I’appartenenza di San Corrado al Terzo Ordine di San Francesco. Data l’evidenza del fatto, nessuno si pose mai il problema deIl’effettiva appartenenza di Corrado a questa famiglia francescana, nèall ora ne poi.

Quali argomenti possono aver indotto Urbano VIII e il Consiglio dei Cardinali preposti ai Sacri Riti ad estendere la festa di San Corrado a tutti i conventi francescani del mondo, riconoscendo così esplicitamente la sua appartenenza al terzo Ordine di San Francesco?

Sarebbe antistorico il voler tacciare di leggerezza Urbano VIII e con lui il Consiglio dei Cardinali, per aver voluto ampliare il culto del Beato Corrado, finora limitato alla Sicilia e alla città di Piacenza, fino a raggiungere gli innumerevoli conventi e chiese francescane, sparsi per ogni dove nel mondo, trattandosi per giunta di un Beato o di un Santo, che era tale senza una formale canonizzazione pontificia, ma per un equipollente decreto emesso da un vescovo su commissione papale.

Urbano VIII e rimasto celebre nella storia della Chiesa, proprio "per aver indirizzato la procedura canonica della canonizzazione a quella sicurezza e austerità che vige tuttora". Per giunta la data della bolla "Domini Nostri Jesu Christi", 12 settembre 1625, si trova proprio a cavallo tra le date del 16 marzo e del 2 ottobre 1625, che videro la promulgazione di due decreti della Sacra Inquisizione in materia di culto, con i quali Urbano VIII vieto d’un colpo ogni culto ecclesiastico nuovo; anzi d’alIora in poi l’esistenza di tale culto recente doveva costituire un impedimento sulla procedura canonica"’. Sotto il suo pontificato nessuna canonizzazione fu fatta e neppure sotto il pontificato del suo successore Innocenzo X, fino ad Alessandro VII, che ne celebrò una nel 1658.

Perchè dunque questa eccezione per il nostro Corrado? Ouali possono essere stati gli argomenti che indussero Urbano VIII e il Collegio dei Cardinali ad avallare |’appartenenza di San Corrado al Terzo Ordine di San Francesco, tanto da estendere il suo culto a tutti i francescani del mondo, in tempi assolutamente contrari alla proliferazione dei culti?

Evidentemente il complesso delle prove deve essere apparso ai loro occhi così probatorio, da escludere ogni ragionevole dubbio. In che cosa sarà consistito tale complesso di prove? È quello che ci accingiamo a fare, esaminando con occhio critico i documenti riguardanti San Corrado, a partire dalla sua morte.

 SUI PENITENTI leggi anche questo testo storico del p. G. Andreozzi TOR  - CLICCA

 

SAN CORRADO, UN SANTO DI OGGI

 

Sono passati settecento anni dalla sua nascita, eppure San Corrado non è un santo di ieri, ma di oggi.

La sua vita si può dividere in due periodi. Nato a Piacenza nel 1290, conduceva vita piacevole, conforme al suo grado e alla sua nobiltà. Appassionato cacciatore, dedicava a questo spasso il suo tempo libero ed era orgoglioso dei trofei di animali uccisi, di cui ricolmava il carniere.

l\/la un bel giorno questa vita fini: Corrado era andato a caccia, ben armato e scortato dai suoi servi e dai suoi cani. La selvaggina non era abbondante, si nascondeva nei cespugli e non si riusciva e scovarla. Fu allora che Corrado diede ordine di dar fuoco alle siepi. Favorito dal vento, il fuoco divampò all’istante e si propagò alle messi vicine e lontane, recando un danno incalcolabile all’intera contrada. I cacciatori tornarono a casa non visti, ma un pover’uomo che si trovava nei pressi fu arrestato, sottoposto a tortura e, come reo confesso, condannato a morte. ll triste corteo degli sbirri che conducevano il disgraziato al luogo del supplizio passò sotto le finestre di Corrado e suscitò in lui un moto di incontenibile rimorso per guanto era accaduto e stava accadendo. Si proclamò colpevole, si disse pronto a risarcire tutti i danni. Fu così che, al dire del suo primo biografo, Corrado rimase "nudo delle cose del mondo". Con questo gesto generoso ed umano incomincia la seconda parte della sua vita, quella che ce lo rende caro e ci induce a venerarlo come "amico di Dio".

Rimasto, per propria scelta, "nudo delle cose del mondo", Corrado fece il suo ingresso in un ordine che aveva tra le sue leggi il divieto di portare le armi, il dovere di restituire l’altrui, di riconciliarsi e di riconciliare. Fu cosi che Corrado divenne un uomo nuovo, un uomo tutto di Dio. Se ne accorsero le genti, in mezzo alle quali passo il resto della sua vita. E se ne accorsero anche gli uccelli, che in segno di riconciliazione e di pace gli volavano intorno e gli facevano festa, mentre gli alberi da frutto da lui coltivati erano lieti di sostituire quelli che un giorno, per sua colpa, erano andati distrutti.

Dicevamo che Corrado e un santo di oggi: lo spontaneo con l’incendio da lui provocato e l’abbandono delle armi, destinate a fare violenza ai fratelli e ad ogni altro essere vivente, sono un rimprovero per I’incosciente generazione che popola oggi la terra, preoccupata di sfruttare la natura, senza alcun riguardo al suo equilibrio ecologico e ai diritti delle generazioni che verranno dopo di noi. lncendi di boschi, di cui non si sa mai il colpevole, disboscamento inconsulto di migliaia di ettari |’anno, inquinamento delle sorgenti e deI|’aria, costruzione di ordigni di guerra capaci di distruggere cento volte ogni forma di vita sulla terra, tutto questo finirebbe se l’esempio di Corrado fosse, almeno in parte, seguito.

Nessuna meraviglia che un uomo cosi si sia ispirato al cantore del creato, a San Francesco d’Assisi, per cui tutte le creature erano fratello e sorella, e sia stato anzi suo seguace in quell’ordine della Penitenza, detto anche Terz’Ordine, istituito dal santo per quelli che vogliono vivere il vangelo nelle proprie case o che, per fare penitenza, si ritirano in luoghi remoti, come ebbe a dire Gregorio IX, nella sua lettera "I\limis patenter" del 26 maggio 1228.

Che San Corrado sia stato effettivamente un frate della Penitenza, cioè un terziario francescano, un seguace del Poverello d’Assisi, lo proclamo solennemente Urbano VIII nel 1625 e lo ha riconosciuto di recente il regnate pontefice Giovanni Paolo ll, nella sua Lettera Apostolica per il settimo centenario della nascita di San Corrado.

Indagare quindi sul fondamento storico di questa tradizione ci sembra un necessario completamento, della fioritura di studi intorno a S. Corrado, comparsi ne|I’anno sette volte centenario della sua nascita.

 

I testi qui sopra sono alle pagine 19-25, del volume del p. Gabriele Andreozzi edito a Noto nel 1993

INDULTO PER L’ORDINE FRANCESCANO DEI FRATI MINORI

UFFICIO DI SAN CORRADO TERZIARIO PROFESSO FRANCESCANO

DA RECITARSI NEL GIORNO DELLA SUA FESTA CON RITO SEMIDOPPIO

PRESO DAL COMUNE DEI CONFESSORI NON PONTEFICI

 

Indulto apostolico di URBANO VIII

Roma, l2-IX-1625

 

Ad perpetuam rei memoriam. N. S. Gesù Cristo dona il premio di eterna gloria in cielo ai suoi servi. Noi, che indegnamente ne facciamo le veci, sia mo tenuti per ufficio pastorale a promuoverne la venerazione nei giorni stabiliti (dalla Liturgia) perche sia resa gloria a Dio nei suoi santi. Annuiamo perciò al voto espresso da alcuni fedeli, specialmente se essi fanno parte di qualche benemerito Ordine religioso che ha in special culto qualche santo, e siamo certi di fare cosi cosa benemerita agli occhi del Signore.

l. In verità a nome dei diletti figli dell’Ordine dei Frati Minori di SaFrancesco, il Ministro generale dei Cappuccini ci ha esposto che essi nutrono una singolare devozione verso San Corrado terziario francescano (l ). Al fine di accendere tale devozione anche negli altri fedeli, egli perora caldamente che si possa recitare l’ufficio divino con rito semidoppio nel giorno della festa di San Corrado. Quindi ci supplica umilmente di voler emanare un provvedimento apostolico.

2. Noi ci siamo molto compiaciuti nel Signore del lodevole desiderio del Ministro generale e dei frati predetti. Volendoli favorire in modo speciale ci siamo consultati con il Collegio dei cardinali e pertanto ad effetto del presente decreto con autorità apostolica disponiamo nel giorno della festa di San Corrado tutti e singoli Frati Minori dovunque residenti possano e debbano liberamente e lecitamente recitare l’ufficio "de Comuni" di Confessore non Pontefice, secondo le Rubriche del Breviario Romano. In forza del presente Decreto diamo licenza, facoltà e concediamo.

3. Ciò nonostante qualsiasi precedente costituzione o disposizione apostolica, statuto e consuetudine contraria.

4. Vogliamo però che qualsiasi transunto anche stampato del presente Decreto sia trascritto da pubblico notaio, sia corraborato dal sigillo di qualche autorità ecclesiastica, sia accettato come emanato e pubblicato da noi.

 

Roma, presso S. Maria Maggiore, sigillato con l’anello del Pescatore, il 12 settembre 9 indizione 1625, anno terzo del nostro pontificato.

 

Vedi: Magnum Bullarium Romamum. Bullarum Diplomatum et Privilegìorum Summorum Romanorum Pontůìcum, vol. XIII, a. 1625. Ed. A. Vecco e C., Torino 1868, pp. 370-371.

Cfr. Bullarium Privilegiomm ac Diplomatum Romcmorum Pontyìcum amplissìma collectio, di Carlo Cocquelines, Tip. De Marinaldis, Roma 1756, pag. 359.

(1)   In questo documento pontifico per la prima volta il Beato Corrado Confalonieri – beatificato da Leone X il 12-7-1515 – viene nominato col titolo di “Sanctum Conradum tertii ordinis S. Francisci”.

Testo della Bolla in italiano preso dal volume LIBERO per SERVIRE di mons. Salvatore Guastella, Noto 1988, alle pagine 214-215

  

         

     

Il volume edito a Noto 1993

di Padre G. Andreozzi TOR

 

 

 

 

               

 

particolare dell'affresco

nella Chiesa di Calendasco

 

 

 

 

 

    

 

 Urna del Santo

processione di un secola fa

 

 

 

 

 

 

    

 

Castello di Calendasco

luogo della nascita del Santo

 

 

 

 

 

     

 

in primo piano il ponte

levatoio del Recetto e

sullo sfondo il Castello

 

 

 

 

 

 

      

 

   Venerata Reliquia

del Patrono di Calendasco

Pollice della mano sinistra

 

 

 

 

 

 

Urna d'Argento

contente il Corpo del Santo

 

 

 

 

 

 

 

 

Armadi con ex-voto

nel Museo presso il

Santuario Fuori le Mura

a Noto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Grotta nel Santuario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questo punto della

Grotta il Santo Eremita

rese l'anima a Dio

    leggi pag. 5

 

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